C’è un profumo particolare che ti accoglie appena si varca la soglia delle Cantine Pellegrino di Marsala. Non è solo il profumo del legno bagnato e dell’uva, bensì l’odore denso e vivo di un tempo che sembra infinito.
Ci sono esperienze che permettono di conoscere una città non soltanto attraverso i suoi monumenti e i suoi paesaggi, ma anche attraverso i suoi profumi, i suoi sapori e le storie che da generazioni fanno parte del territorio. È proprio quello che abbiamo vissuto oggi durante la nostra visita, guidati dagli occhi e dal cuore di chi custodisce un’eredità secolare.
A portarci per mano in questo viaggio straordinario tra la storia di una famiglia e le sfumature di un vino unico è stata Maria Chiara, giovane erede e rappresentante della sesta generazione della famiglia Pellegrino. La sua guida esperta, appassionata e intima ha fatto un effetto strano: ha ridotto all’istante la distanza tra passato e presente, facendo risuonare ogni aneddoto familiare e dolce ricordo tramandato di padre in figlio lungo le navate monumentali, trasformando la visita guidata in un racconto profondo e confidenziale.

L’INIZIO DEL VIAGGIO: DALLA CONTEMPORANEITÀ ALLA CANTINA STORICA
L’itinerario prende avvio dall’Ouverture, la struttura polifunzionale dal design contemporaneo affacciata sulle isole Egadi e dedicata all’ospitalità. Da qui si varca la soglia per entrare nel cuore pulsante della cantina storica, un luogo monumentale in cui il tempo sembra avere un ritmo diverso e dove si custodiscono da più di 140 anni oltre mille tini, botti e barrique.
Camminare tra le imponenti botti di rovere al fianco di Maria Chiara significa ascoltare dalla sua voce viva come, grazie all’intelligenza e all’ingegno degli inglesi, il vino Marsala uscì finalmente dalle botti di casa per entrare nel grande mondo del commercio internazionale. Ma soprattutto, quando ti parla del modo in cui, dal 1880, la sua famiglia ha intrecciato il proprio destino con quello di questa meravigliosa terra: capisci che il Marsala non è una semplice tradizione legata a questa città, bensì un vero e proprio pilastro culturale che nel tempo non ha mai perso il suo valore.
UNO SCRIGNO DI MEMORIA E ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
Ciò che rende la visita alle Cantine Pellegrino un’esperienza che va oltre l’enologia è la sensazione di passeggiare all’interno di un autentico scrigno di memoria. La famiglia Pellegrino, infatti, non si è limitata a produrre vino, ma ha scelto di farsi custode dell’anima della nostra amata Sicilia, raccogliendo spazi ricchi di collezioni private e reperti preziosi.
Attraversando questi spazi è possibile ammirare i resti del museo del mastro bottaio, la preziosa collezione di 5 carretti siciliani e la galleria dei poster storici Pellegrino.

Ma il cammino riserva sorprese ancora più inaspettate: ci si ritrova infatti davanti ai calchi in gesso originali e al rostro della storica Nave Punica del 241 a.C. Fu qui che, negli anni ’70, la celebre archeologa Honor Frost trovò nell’allora presidente della cantina, Pietro Alagna, e nella sua famiglia dei veri e propri sostenitori, pronti a salvare dalle acque del tempo il relitto di questa maestosa nave che di combattimenti ne aveva visti abbastanza. Oggi, questi resti riposano in un coraggioso abbraccio proprio insieme al nostro vino.
Basta poi fare giusto due passi in più per immergersi nella memoria più moderna: racchiusi in un microclima protetto giacciono i 110 volumi dell’Archivio Storico della corrispondenza Ingham-Whitaker. Questo è l’unico archivio commerciale del ‘900 che non andò perduto, venendo affidato proprio alla famiglia Pellegrino per garantirne la conservazione e testimoniare la nascita del Marsala attraverso i contratti dell’epoca.
Una narrazione straordinaria che intreccia il vino con la cultura e la storia della Sicilia occidentale, testimoniata anche dal sostegno della famiglia al restauro della Chiesa Madre della città.
Un altro elemento di grande fascino è rappresentato dai Silos, autentico simbolo di archeologia industriale. Un tempo usati per la conservazione del vino, oggi sono stati trasformati in uno spazio suggestivo caratterizzato da un design minimalista, ambienti luminosi e un’ampia vetrata panoramica sulle isole Egadi. Qui è possibile seguire delle cooking class ispirate a “Cucina di Casa”, il ricettario di famiglia che tramanda i sapori Pellegrino in un perfetto equilibrio tra tradizione siciliana e creatività dal tocco francese.
LA MAGIA DEL METODO E IL RITO DELLA DEGUSTAZIONE
Il fascino del Marsala risiede anche nella sua incredibile e complessa tecnica di lavorazione. Il vino si rivela attraverso un gioco di equilibri zuccherini rigoroso ma, allo stesso tempo, affascinante e dettato dal Disciplinare: Marsala Secco, Semisecco e Dolce.

Ma il momento più magico del percorso ha un nome che profuma di mare e di vento: il metodo “Soleras”. Osservare la piramide di botti sovrapposte significa capire la filosofia stessa della cantina. In questo sistema, il vino più giovane, posto in alto, scende lentamente a colmare le botti sottostanti, via via che si smaltisce il vino vecchio posto alla base. In questo modo, si crea una vera e propria poesia di tempo, in cui il vino dell’ultima vendemmia educa quello vecchio, il quale, a sua volta, dona memoria a quello più giovane.
Dopo la visita agli ambienti della cantina, abbiamo vissuto l’altro momento fondamentale della giornata: la degustazione. Sedersi davanti ai calici dopo aver conosciuto da vicino l’anima del luogo rende l’esperienza ancora più profonda.
Tra i vini degustati ci sono stati il Soleras e il BIP, due espressioni eccezionali che ci hanno permesso di avvicinarci ancora di più alla tradizione enologica della casa.
Il momento dell’assaggio si è rivelato un vero percorso attraverso profumi, sapori e racconti, capace di mettere in relazione il calice con la storia della cantina e la bellezza di territori fragili come Pantelleria, isola in cui l’azienda opera dal 1992 e dove continua a coltivare un profondo legame d’amore che mette radici.
UN’EREDITÀ IMMORTALE

Alla fine, uscendo dalle Cantine Pellegrino, resta forse la sensazione più dolce e intima, ossia quella di aver toccato con mano qualcosa di immortale. Il Marsala, dunque, non è solo tecnica, odori e sapori, ma l’orgoglio di una famiglia che da sette generazioni imbottiglia l’anima più pura della nostra terra.
Questa giornata ci ha ricordato quanto il vino e la cultura siano fondamentali per comprendere Marsala. Questa città non è soltanto mare, tramonti, saline e paesaggi suggestivi: è anche terra di vigneti, di collezioni storiche, di tradizioni che continuano a vivere e di persone che hanno trasformato la passione per la propria terra in una parte fondamentale dell’identità locale. La nostra è stata un’esperienza che consigliamo a chiunque voglia scoprire Marsala da un punto di vista autentico, completo e affascinante.
consigliamo di visitare le Cantine di Marsala in qualsiasi periodo dell’anno ma è preferibile da metà settembre in poi

